Ogni tanto vado a teatro col SignoP.
Ho studiato pianoforte al Conservatorio, ma leggere le note nello spartito mi annebbiava la vista e i sensi, quindi decisi di mollare tutto.
O almeno così pensavo, in realtà ero solo “negata”, come aveva riferito il maestro a mia madre, che, singhiozzante, ebbe il coraggio di riportarmi il messaggio solo dieci anni più tardi.
Malgrado ciò, andare a teatro si presenta ogni volta come un soufflè fatto di percezioni emozioni trovate all’ultimo dentro la mia anima, che da questo momento chiamerò “il Frigorifero”.
Martha Argerich & friends. Grande attesa per la Pianista delle Tenebre, per la Barbara Steele o Mortisia della musica classica, e, a tratti, visti ormai i capelli bianchi crespi, per la Margherita Hack & la fisica dei suoni.
Si dà inizio al rituale: il SignorP procede sicuro verso i posti, io lo seguo, lui si ferma davanti alla fila “D” ed ecco il momento tentennante in cui, abbassandosi leggermente gli occhiali, il SignorP controlla i numeretti nello schienale delle poltroncine.. eh sì, sono sempre lì da anni ormai, esattamente nello stesso ordine, nessuno le ha spostate o invertite. Si siede, mi siedo.
M. Ravel, La Valse, trascrizione per 4 mani.
Mille pupille si muovono veloci cercando di seguire venti dita frenetiche che si agitano sulla tastiera come bigattini dentro una carcassa morta; i suoni raddoppiati sono particolarmente violenti, intensi come la complicità dei due friends che aprono il concerto. Mani che scrivono gli odori del sogno appena cominciato. Il profumo è quello di una città illuminata, la notte è acerba e... eppure, c’è un dolce sottofondo di pioggia leggera, pioggia costante, continua, pioggia che non copre le note ma le avvolge. A volte è un brusio fastidioso... è un brusio molto fastidioso… troppo fastidioso, ronzoso, e arriva solo da una parte: alla mia sinistra. È il SignorP, che, con movimenti lenti, costanti, soffocati, cerca di scartare una Golia Activ Plus Lo guardo incredula.
Si accosta e mi bisbiglia all’orecchio: Ne vuoi una?
Chiudete gli occhi.
-Intervallo-
W. Bolcom, The serpent’s kiss per 2 pianoforti.
Sul palco appare Margherita Hack, ma non c’è niente da fare, la camminata è proprio quella di Mortisia. Il SignorP è sempre tra i primi ad applaudire.
Entra uno dei friends, anche lui ha i capelli bianchi.
Mi trovo nel parco della città illuminata di prima. Fotografo tutto ciò che vedo, perché nella notte vedo solo a istanti di flash. Mi piace, mi diverte e mi rassicura: Sempre meglio non vedere troppo- Penso e riferisco a Vei, piccolo insetto giallo che mi segue a zampettate veloci.
Apro il Frigorifero e Click*: la cameriera è uscita un attimo dal ristorante, lecca il grembiulino nebulizzato di cacao amaro; un momento dopo escono i signori del tavolo “Mozart”, lei saluta accompagnando la porta e rientra a lavoro.
Click continui*** in aria per illuminare gli insetti: zampantennesoscheletromosca e Click * giallo totale, ops, è una macro di Vei che si è messo davanti all’obiettivo.
Corriamo, salgo su una panchina e Click* fumo di pipa, immergiamo la nostra faccia lì in mezzo e Click* nebbia nel vortice di pianisti, ridiamo girando sfocati nella giostra musicale e Stop*.
Braviii! – Urla il SignorP. E Applausi totali.
Il SignorP si esercita quotidianamente a mimetizzarsi il più possibile nella società, ma a teatro e in qualche altra rara occasione, mette in scena dei secondi di eccentricità, fugaci picchi di egocentrismo in cui gode dello sguardo straniato di tutti.
Una cosa è certa: Martha Argerich è da oggi la mia pianista preferita.
Chiudete gli occhi.
Fine. - Disse Vei, saltellando ancora dentro il Frigo.
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